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Enciclopedia e indecifrabilità

29 ottobre 2017raimondolullo

“Ci sono più cose in cielo e in terra,
Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”
(William Shakespeare – Amleto)

Storicamente l’enciclopedia fotografa il sapere di una data epoca e lo colleziona dentro pesanti volumi. Il termine che usiamo oggi deriva dall’espressione greca di Plutarco ἐγκύκλος παιδεία (enkyklos paideia), istruzione circolare, ovvero completa, che comprende tutte le discipline. Con l’arrivo dei primi CD-ROM nelle nostre case e del successivo boom di Wikipedia online, ormai tutta questa conoscenza statica raccoglie polvere nelle nostre librerie e biblioteche. Ma c’è una enciciclopedia, tra tutte, che vale la pena riscoprire: il Codex Seraphinianus.

L’autore è lo stravagante artista italiano Luigi Serafini che tra il 1976 e il 1978 ha messo insieme una lunga serie di metamorfosi grafiche, pubblicate per la prima volta tre anni dopo da Franco Maria Ricci. Ma la vera particolarità sta nella (non) scrittura dell’intera enciclopedia; la grafia è indecifrabile. Da Italo Calvino a Tim Burton, i cultori di questo volume non sono mai mancati – ed è facile immaginare quali siano i motivi. Quello di Serafini è un mondo surreale, che mescola antico e moderno, reale e inconscio, trasportandoci in un mondo immaginario a tratti quasi pauroso.

Il precedente più noto è il manoscritto Voynich, un codice illustrato risalente al XV secolo, che prende il nome da Wilfrid Voynich, un mercante di libri rari di origini polacche che lo acquistò nel 1912 dal collegio gesuita di Villa Mondragone, nei pressi di Frascati. In questo caso, qualcosa nella decodificazione si è mosso negli anni scorsi. Per il Codex no. Solo recentemente Serafini ha dichiarato in una conferenza alla Oxford University Society of Bibliophiles che l’alfabeto del suo libro è interamente asemico, cioè non trascrive alcuna lingua esistente o immaginaria.

Dalla zoologia alla botanica, dalla mineralogia all’etnografia, dalla fisica alla tecnologia, i capitoli del Codex Seraphinianus hanno fatto dell’indecifrabilità il loro tratto distintivo. Le tavole che accompagnano questo articolo, ad esempio, con tutta probabilità trattano della rivoluzione industriale, dall’invenzione della macchina da stampa alla lavastoviglie, fino alla catena sartoriale.

È chiaro come nasce una camicia, no?

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