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Pecore e Google Street View

20 ottobre 2017

Ho iniziato a interessarmi di ars combinatoria quando l’anno scorso mi è capitato di rovistare nel vasto armadio digitale di Annamaria Testa. In un cassetto impolverato è uscito un saggio di Umberto Eco del 2004 sulla creatività, ovvero la capacità di combinare in maniera inedita elementi che già esistono. Come ricorda la padrona di casa, “una definizione della creatività assai simile viene formulata da Henri Poincaré quasi cent’anni prima, in un testo intitolato Scienza e metodo, pubblicato per la prima volta nel 1906“. Ma il fatto sorprendente è che ancora prima di Eco e Poincaré, un buon numero di filosofi si era dato un gran da fare per spiegare la potenza dell’ars combinatoria. Primo tra tutti, il catalano Ramon Lull, italianizzato in Raimondo Lullo, che ha ispirato significativamente la nascita di questo progetto digitale.

È doveroso aprire e chiudere una piccola parentesi su Lullo in questo primo articolo. Figura poliedrica a cavallo tra 1200 e 1300, Lullo vive a ridosso delle ultime crociate, quando si consumano i tentativi conclusivi da parte della cristianità riguardo la riconquista di Gerusalemme. La vittoria dei cattolici sancisce la compresenza di una grande cultura secolare radicata in Spagna, la cultura araba, con la quale Lullo sarà costretto a fare i conti. Ed è così che per tutta la vita inseguirà il sogno di dialogare con il mondo arabo, entrare in contatto con la loro cultura, e amalgamarla con quella delle altre due religioni monoteiste, ebraismo e cristianesimo.

Questa vocazione lo spingerà ad affrontare molti viaggi, conquistando il soprannome di Christianus Arabicus. Un argomento quanto mai attuale, insomma. È un visionario, ed è delle visioni che ha bisogno per raccontare, non a caso i suoi libri sono pieni di immagini e ruote mobili. Ma di questo ne parleremo ancora. Tra le sue 280 opere, celebre il Libro delle Bestie, che contiene una seria riflessione sulla politica in forma di favola. Gli animali della favola, che Lullo prende da fonti orientali e dal Roman de Renard francese, sono una scusa per ritrarre alcuni degli aspetti più tenebrosi della condizione umana. E ancora una volta, una combinatoria.

Il protagonista del romanzo francese è Renart la volpe, affiancato dal lupo Ysengrin e dal re-leone Napir; tra i personaggi minori, anche una pecora, Ermelyne, moglie di Belin l’ariete. Già, pecore. E poi ho ripensato ai viaggi di Lullo, e con qualche salto di tempo, logica e discipline sono arrivata all’ultima combinatoria in cui sono inciampata per lavoro: SheepView 360°.

Le diciotto isole danesi Faroe ospitano 50.000 persone e 80.000 ovini, e fino a qualche tempo fa non avevamo nessuna immagine via Google Street View del loro territorio. Tempo fa, dopo parecchi rifiuti da parte del colosso americano di fotografare e mappare l’arcipelago, gli abitanti hanno deciso di rimboccarsi le maniche e, capitanati dall’attrice Durita Dahl Andreassen, di dotare le pecore di un pannello solare e di una telecamera a 360 gradi. Gli animali hanno preso a pascolare in giro per le isole; grazie al GPS video e foto hanno iniziato ad arricchire gli archivi di Street View e l’immaginario dei turisti.

La campagna, adottata dall’ufficio turistico ufficiale Visit Faroe Islands, si è portata a casa anche una medaglia d’oro ai Clios 2017 [n.d.r. Per gli amanti di Mad Men, il Clio Award appare nel sesto espisodio della quarta stagione, quando Don Draper se ne aggiudica uno per uno spot televisivo].

A dirla tutta, la combinatoria tra ovini e mappatura del territorio non è nuova. Il collettivo artistico Ding & Mike avevano già iniziato da un po’ a viaggiare nel mondo in compagnia (anzi, in cerca!) delle pecore, con il progetto di più ampio respiro Google Sheep View. Dal Portogallo alla Mongolia, scopriamo così che non è poi male la vita da ovino. E che, passando in territorio nostrano, si possono anche adottare in cambio di formaggi biologici e ricotta affumicata.

Questo è il genere di progetti combinatori che troverete qui da oggi in poi. Di volta in volta, metteremo al centro una storia, un’idea oppure un progetto – o una persona! – e inizieremo a smontarlo, pezzo per pezzo, per vedere insieme da quali elementi è composto, e quale è stato il processo di mescolamento per arrivare al risultato che ci fa esclamare: caspita, che cosa creativa! Perché, ancora una volta, non si inventa niente da zero. L’operazione che facciamo è sempre quella di combinare elementi che già esistono, meglio ancora se (tanto) distanti tra loro.

Lo stesso Raimondo Lullo non era propriamente né un mago astrologo né un alchimista, ma era normale per il suo tempo occuparsi di tali discipline: teologi che si occupavano di medicina, medici che parlavano di filosofia, e così via. Questa contaminazione ha reso possibile il rischio di una gran confusione; ma l’ars lulliana si è rivelata una curiosa ed efficace tecnica per organizzare tutto questo sapere.

L’ambizione di Raimondo Lullo non manca:
grazie per aver iniziato a leggere, e buona avventura.

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