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Riccardo Milanesi: narrazione e transmediale

27 novembre 2017raimondolullo

Dopo un approfondimento che ci ha portati dalla filosofia di Kant alle donne nella cultura araba, oggi incontriamo Riccardo Milanesi, esperto costruttore di mondi narrativi digitali e transmediali. Qualche nota biografica prima di conoscerlo da più vicino con la nostra chiacchierata: diplomato in Tecniche della Narrazione alla Scuola Holden di Torino, è stato autore di sit-com per Magnolia e nel 2008 ha vinto il Mystfest come migliore soggetto originale. È ideatore e regista de “L’Altra”, la prima Facebook series, premiata al L.A. WebFestival e al Marseille Webfest. Che si occupi di digital e transmedia storytelling ve l’avevamo anticipato; quello che possiamo aggiungere è che ha collaborato anche con alcune realtà produttive televisive e web (De Agostini, Palomar e Magnolia) ed è docente di Corporate e Transmedia Storytelling sempre per la Holden. Insomma, buona esplorazione!

Buongiorno Riccardo e grazie per essere a casa di Lullo. Iniziamo dall’inizio della tua storia: che cosa sognavi di fare da bambino una volta diventato adulto? Quali giochi e interessi riempivano le tue giornate?

Grazie per l’invito, mi sembra una casa molto accogliente! Sul cosa fare da grande ho cambiato idea circa 1500 volte, ma devo dire che fin dagli anni dell’asilo la cosa che mi piaceva di più era inventare storie e “interpretarle” insieme ai miei amici. Una sorta di gioco di ruolo in cui ognuno di noi recitava una parte (supereroi, personaggi dei cartoni animati, ecc.) e portava a termine delle missioni. Io facevo un po’ da “master” ma nello stesso tempo recitavo una parte insieme agli altri.
A metà degli anni ’80 mi sono appassionato ai Libri Game, soprattutto quelli della serie Lupo Solitario, che hanno sicuramente influenzato il mio modo di approcciarmi ai giochi e alle storie.

Qual è stato il tuo primo approccio con la tecnologia?
Insomma, il tuo primo computer o cellulare?

Il mio primo approccio alla tecnologia è stato da piccolissimo, nella prima metà degli anni ’80, con la console da giochi Intellivision, prodotta dalla Mattel. È stata una pietra miliare nel mondo videoludico, tanto che il suo controller a disco ha influenzato l’estetica dell’interfaccia dell’iPod Apple.

Che lavoro fai oggi?

Mi occupo di transmedia storytelling collaborando con enti e agenzie di comunicazione e sono docente di Corporate e Transmedia Storytelling per la Scuola Holden.

Ultimo tuo lavoro di cui vai fiero: di che cosa si tratta?

Mi piace pensarlo come un perenne work-in-progress: è il progetto “Martina Dego”, nato nel 2010 con la serie interattiva “L’Altra” (in cui una liceale rimaneva chiusa nella biblioteca della sua scuola durante le vacanze di Natale e poteva comunicare solo tramite il suo profilo Facebook) e proseguito l’anno scorso con la Facebook live experience “Excape Martina” (in cui Martina viene rapita da un maniaco e rinchiusa in una stanza da cui comunica con gli spettatori in diretta su Facebook). Il progetto, come dicevo, è ancora aperto, e in futuro il personaggio di Martina sarà protagonista di altre storie interattive.

Che cosa significa creatività al giorno d’oggi, nel nostro mondo così dipendente dal digitale?

Nel mondo digitale la parola creatività è legata strettamente ai concetti di interattività, condivisione e partecipazione. Negli ultimi anni, soprattutto con l’avvento dei social network, paradossalmente queste tre parole stanno rischiando di perdere la loro spinta verso la creatività, richiudendosi sempre di più in piccoli gruppi autoriferiti. Quello che mi piacerebbe è che oltre a un “Internet delle cose” si ripensasse a un “Internet delle persone” in cui la creatività sia la componente centrale.

Transmediale e mondi narrativi: se dovessi spiegare questa combinazione a un bambino, che parole sceglieresti?

Proverei a spiegarglielo con i Lego. Ci sono tanti mattoncini di forme e colori diversi, ma ognuno di loro, se combinato nel modo giusto con gli altri, può costruire un mondo perfetto.

C’è sempre una gran confusione tra che cosa è crossmediale e cosa è transmediale? Sono due facce della stessa medaglia oppure questi due approcci sono distanti anni luce tra loro?

Sono due approcci diversi: nello storytelling crossmediale, lo stesso contenuto viene veicolato attraverso i vari canali di comunicazione in modo sostanzialmente invariato. Ovviamente devono essere fatti degli adeguamenti stilistici per allineare linguaggio e canale, ma non vengono aggiunte informazioni diverse.
Lo storytelling transmediale invece come scrive Henry Jenkins, nel suo libro “Cultura convergente“ è “un processo nel quale gli elementi integrati di una narrazione vengono sistematicamente separati e diffusi tramite diversi canali di comunicazione, con lo scopo di creare una esperienza di intrattenimento unificata e coordinata. Idealmente, ogni media dà un contributo unico allo sviluppo della storia“. Nel transmediale, in pratica, ogni canale offre agli utenti un pezzetto di un grande puzzle.

Ti occupi anche di ARG. Che cosa si nasconde dietro questo acronimo?

Un Alternate Reality Games (ARG) è una forma di narrazione transmediale in cui la realtà diventa lo spazio entro cui sviluppare un racconto interattivo attraverso i vari strumenti messi a disposizione dalle nuove tecnologie digitali. Enigmi e puzzle da risolvere per scoprire, pezzo dopo pezzo, una storia che vede gli utenti protagonisti in prima persona.
Come dico sempre, leggere la definizione di un ARG è un po’ noioso, è molto meglio provarlo!

Perché sta diventando così imprescindibile anche per le aziende avere consapevolezza del proprio mondo narrativo?

Perché da un mondo narrativo ben costruito nascono storie coerenti e credibili. Questo vale sia per lo storytelling legato all’intrattenimento, sia per quello aziendale.
Quando si comincia un percorso di collaborazione con le aziende, è fondamentale iniziare dalla co-costruzione del loro mondo narrativo: i valori, la storia, i linguaggi, i luoghi, le finalità, tutti questi elementi servono per costruire la mappa dell’azienda, da esplorare con consapevolezza per poter scrivere un diario di viaggio ricco di storie efficaci.

Tre letture imprescindibili per capire il mondo digitale oggi.

1. “Lezioni americane” di Italo Calvino, un libro che credo sia in bella vista su uno dei comodini della casa di Lullo. Forse è il miglior saggio sul mondo digitale, anche se scritto quando non esistevano internet e i social, gli smartphone, O forse proprio perché è stato scritto quando non esistevano.

2. Il già citato “Cultura convergente” di Henry Jenkins, la bibbia del transmedia storyteller.

3. “L’inevitabile. Le tendenze tecnologiche che rivoluzioneranno il nostro futuro” di Kevin Kelly. Non credo sia un libro imprescindibile, ma offre buoni spunti e soprattutto è l’ultimo che ho letto su questo argomento.

E sono convinto che per provare a capire il mondo digitale sia molto importante sperimentarlo quotidianamente.

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