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Tommaso Ariemma: filosofia e serie TV

23 luglio 2017raimondolullo

La nostra prima intervista non poteva che iniziare con uno che di filosofia ne sa davvero tanto. Tommaso Ariemma è un pop-filosofo e ha mosso i suoi primi passi di carriera universitaria tenendo seminari sulla mnemotecnica da Lullo a Bruno. Insegna Estetica nelle Accademie di Belle Arti e Filosofia e Storia nei licei. Non solo, Tommaso è autore di parecchi libri, dedicati in particolar modo al rapporto tra arte, corpo e media nella società contemporanea. Ancora caldo di stampa, La filosofia spiegata con le serie TV con Mondadori: Kant sull’isola di Lost, Parmenide come True Detective, Platone nello specchio di Black Mirror… Ma andiamo con ordine. Innanzitutto, le dovute presentazioni.

Tommaso, sei un docente parecchio fuori dal comune. Quando hai capito che avresti voluto insegnare con un metodo non convenzionale?

Quando ho capito che le mie due grandi passioni, ovvero la filosofia e le serie tv, potevano essere usate insieme per catturare in un modo senza precedenti l’attenzione degli studenti e sviluppare in un modo nuovo la loro creatività. A scuola oggi, la vera battaglia da vincere è proprio quella dell’attenzione: i ragazzi sono costantemente distratti dai loro smartphone, ma la filosofia “pop” non teme rivali. Anzi, come dico sempre e come sanno bene i miei studenti, l’utilizzo delle serie tv è solo la punta dell’iceberg. La didattica è radicalmente trasformata con approfondimenti sullo storytelling, produzione di ebook e video performance, sondaggi, mostre fotografiche e tante altre cose documentate nel nostro blog tuttofastoria.wordpress.com. Le ore di filosofia non sono mai state così produttive!

Sei nato nel 1980. Che cartoni animati o programmi hai amato da piccolo? Qual è la prima lezione filosofica che hai imparato guardando la televisione?

Il mio cartone animato preferito è stato I Cavalieri dello Zodiaco. Anni dopo ho capito una cosa fondamentale: che proprio questo cartone animato utilizzava un lessico addirittura “aulico”, ormai parte del mio bagaglio culturale. Quindi anche un semplice cartone poteva contribuire alla mia formazione. Una lezione che non ho mai più dimenticato.

Qual è il tuo mestiere oggi?

Insegno con passione Filosofia e Storia al Liceo Statale “Ischia”, un luogo meraviglioso, con ragazzi meravigliosi. Per quasi dieci anni ho insegnato Estetica presso le Accademie di Belle Arti: un’esperienza fondamentale, perché proprio nelle accademie ho cominciato a studiare filosoficamente le serie tv e la cultura pop, pubblicando numerosi volumi in merito.

Non possiamo farci sfuggire l’occasione di fare qualche domanda su ciò che ha dato vita a queste pagine… Che tipo era Raimondo Lullo? E come ha fatto a conquistare Bruno, Leibniz e pure Umberto Eco?

Un intellettuale assolutamente fuori dal comune. La sua idea era rivoluzionaria e affascinante: la mente era qualcosa di potenziabile all’infinito con delle tecniche speciali.

Possiamo dire che Lullo senza saperlo ha visto l’orizzonte teorico dell’informatica oppure è un’affermazione un po’ tirata?

Lullo ha intuito che non ci sono solo strumenti per la mano dell’uomo, ma anche per la sua mente. E che questi ultimi sono molto più potenti. Come nel caso proprio dell’informatica.

Che cosa è, in una sola frase, la creatività?

Rispondo come risponderebbe il grande Kant: la creazione di una nuova regola. Ovvero, così traduco oggi questo concetto, una soluzione nuova a un problema nuovo.

Torniamo a te, e alla tua esperienza con la didattica. Come sono queste nuove generazioni? Cosa hanno in più e cosa hanno in meno rispetto alla tua di generazione?

Le nuove generazioni sono molto ancorate alle emozioni elementari e molto più vulnerabili. La distanza dalle cose che i social network regalano a questi ragazzi non li mette al riparo dalle relazioni, anzi. Rispetto alla mia generazione non hanno il sentimento della nostalgia, come sentimento determinante. Quelli nati negli anni ’80 come me hanno provato e provano nostalgia di tutto: soprattutto di quello che non hanno vissuto, come il movimento del ’68. Questo ci ha paralizzato in termini di creatività, perché per noi la protesta e il cambiamento dovevano avere le forme e gli slogan del passato, o non erano validi. I ragazzi di oggi hanno dunque, una marcia in più: non hanno nostalgia di niente. La loro fragilità potrebbe trasformarsi in una grande forza.

Qual è la tua personale idea del sistema scolastico del nostro Paese?

Il nostro sistema non prepara i ragazzi all’innovazione (quella vera, non basta parlare di tablet e pc). Troppa burocrazia inutile, troppo lavoro per i docenti che nulla ha a che fare con l’insegnamento e poco spazio alla creatività degli studenti. Il dominio delle tecniche pedagogiche fini a sé stesse (fatte piovere dall’alto, da chi forse non ha mai messo piede in una scuola) senza una trasformazione radicale dell’offerta dei contenuti è la morte dell’istruzione. Io, per esempio, insegnerò il prossimo anno storia e filosofia partendo dal contemporaneo e andando a ritroso, il tutto con prodotti “transmediali”, di ultima generazione, che i ragazzi dovranno fare. Ma la cosa più importante: ogni governo finora ha umiliato i suoi docenti, non solo economicamente. La motivazione è a pezzi. Io mi considero un combattente.

A oggi qual è la tua lezione più amata nei licei?

Quando rispondo alla domanda “Prof, ma a che cosa serve la filosofia?”. La risposta li spiazza sempre. Ma non la dirò qui, perché dovete morire di curiosità.

Proviamo adesso a fare qualche gioco di ars combinatoria con te e parliamo di digitale. Come avrebbe reagito Hegel davanti all’ultimo modello di iPhone?

Avrebbe visto una nuova manifestazione di ciò che lui chiama Spirito. Hegel è stato, ed è ancora, un grande filosofo dei media. Gli smartphone, volendo applicare il suo pensiero, portando avanti un doppio movimento, contraddittorio: cercano di darci la realtà in modo sempre più immediato, ma attraverso un aumento della mediazione: con numerosi dispositivi, app, accessori etc.

Se Kant avesse saputo della realtà virtuale…

Non si sarebbe scomposto. Avrebbe detto: “le categorie della ragione che ho scoperto valgono anche per la realtà virtuale”.

E Heidegger alla richiesta di un selfie con un fan lettore?

Avrebbe detto poi al fan: “Quando posti la foto tagghi anche l’essere? non dimentichiamolo”

Siamo quasi ai saluti finali. Se volessimo leggere qualcosa di più sul tuo pensiero, subito dopo l’ultimo libro uscito, che cosa ci consiglieresti di cercare in libreria?

Contro la falsa bellezza. Filosofia della chirurgia estetica (Il Melangolo), perché è stato il mio primo esperimento davvero pop. Al mondo ci sono solo isole. Filosofia dell’intensità (Diogene edizioni), perché è un testo a cui tengo particolarmente.

E se volessimo leggere un libro che possa ispirare chi ha a che fare con lavori creativi?

L’arte della guerra di Sun Tzu. Lo consiglio sempre ai miei ragazzi.

Grazie, Tommaso per la tua disponibilità. Ne approfittiamo ancora per chiederti una cosa… hai un altro libro nel cassetto?

Sto lavorando al sequel di La filosofia spiegata con le serie tv visto il successo che sta avendo il libro. E poi, più in là, c’è in cantiere di scrivere un testo sugli effetti sociali e cognitivi dello “spoiler”, ma devo riordinare ancora gli appunti.

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